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SE

Alchimia e kabbalah

Gershom Scholem

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2021

«Da quando il mondo europeo, sul finire del Medioevo, venne a contatto con la mistica e la teosofia ebraica, ossia con la kabbalah, ha coniugato, nel corso dei secoli, le più varie rappresentazioni con il suo complesso propriamente costitutivo. Il nome di questa misteriosa disciplina, esaltata e ammirata dai suoi primi diffusori cristiani, Giovanni Pico della Mirandola e Reuchlin, come la custode della più antica e della più alta saggezza misterica dell'umanità, divenne una parola d'ordine in tutti i circoli interessati alla teosofia e all'occultismo nell'epoca del Rinascimento e in quella successiva del Barocco. Divenne una sorta di bandiera dietro la quale - poiché non v'era da temere alcun controllo da parte dei pochi autentici cultori della kabbalah - praticamente tutto poteva venire offerto al pubblico: da contenuti autenticamente ebraici a meditazioni solo vagamente ebraizzanti di profondi mistici cristiani, fino agli ultimi prodotti scaduti della geomanzia e della cartomanzia. Il nome kabbalah, con il brivido reverenziale che immediatamente incuteva, comprendeva tutto. Anche i più estranei elementi del folklore occidentale, anche le scienze del tempo in qualche modo orientate verso l'occultismo, come l'astrologia, l'alchimia, la magia naturale, divennero "kabbalah". E ancor oggi essa è appesantita da questa zavorra, giunta in certi casi a oscurare totalmente il suo autentico contenuto, presso la communis opinio, tra i profani come tra gli adepti della teosofia, nell'uso linguistico di numerosi scrittori europei e persino di studiosi. [...] Gran parte degli scritti sul cui frontespizio campeggia la parola kabbalah non ha nulla, o pressoché nulla, a che vedere con essa. Risulta così decisivo distinguere quegli elementi che realmente appartengono storicamente alla kabbalah o le si connettono da quelli che sono stati confusi con essa attraverso uno sviluppo prodottosi al di fuori dell'ebraismo. Si pone dunque primariamente il compito di risolvere il problema dei rapporti tra alchimia e kabbalah. Da oltre quattrocento anni, infatti, per i teosofi e gli alchimisti cristiani d'Europa alchimia e kabbalah sono divenuti ampiamente concetti sinonimici e si tende a credere che esistano tra loro forti e intimi legami. Approfondire criticamente questo problema sarà lo scopo del presente studio».
19,00 18,05

Il roseto

Sa'di

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

pagine: 370

«La maggior parte dei detti di Sa'd? è tale da destar piacere e suscitare gradimento. Coloro, però, che hanno corte vedute, proprio per questo allungheranno la lingua del biasimo, dicendo: "Esaurire senza costrutto il cervello e consumare inutilmente l'olio della lampada è opera di stolti!". Ma al luminoso intendimento dei saggi, ai quali le mie parole sono rivolte, non rimarrà celato che le perle dei miei salutari ammonimenti sono state infilate col filo del discorso e la medicina amara dei miei consigli è stata mescolata al miele di piacevolezze, affinché il mio scritto non causasse noia al loro spirito e avesse la fortuna di esser loro accetto: Consigli demmo, che ritenevamo doverosi, E così il nostro tempo trascorremmo. Se spiacquero all'orecchio di qualcuno, [Ricordiamo] che solo ai messaggeri Preme il messaggio, e nessun'altra cosa! O tu che questo libro leggi, chiedi, Per chi lo scrisse, a Dio misericordia, E perdono per chi l'abbia in possesso. Implora per te stesso il ben che vuoi E ancor perdono per chi lo scrisse!».
26,00 24,70

La quarta prosa e altri scritti

Osip Mandel'stam

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

"La prosa di Mandel'stàm è un sereno, luminosissimo addio, un rito di addio, senza sovrattoni né scoppi di sconforto, alla cultura del passato. Essa esprime in ogni sua piega il brivido cosmico, il freddo boreale di anni sgomenti, il palpito di Pietroburgo-Petròpoli sospesa nel vuoto, «mostruoso vascello a una terribile altezza», della Russia-vascello che affonda dopo «l'enorme, maldestra, scricchiante sterzata del timone». L'opera intera di Mandel'stàm ha sapore, risalto classico: i profili, ad esempio: i precisi, taglienti profili di poeti russi, che si direbbero pezzi di iconografia, «imprese» di una araldica letteraria. È intriso di classicismo persino il satirico umore implacabile della Quarta prosa, che inventa una sorta di breugheliana, di mondo a rovescio, nel tratteggiare beffardamente l'accolta di volpi maligne e referendari e gaglioffi del sottobosco editoriale sovietico - il satirico umore che a tratti ricalca la nausea blokiana per i filistei. Mandel'stàm avverte il fascino delle cose immobili e fissate in eterno. Nei saggi e racconti, come nelle poesie, egli anela a restaurare la corposità degli oggetti, di cui l'impressionismo floreale aveva annebbiato i contorni, e a connetterli in densi incastri. Quasi nell'ansia di sdrammatizzare e rapprendere ciò che fluisce, dà alle parole spessore, cubicità, una sostanza cristallica infusa di luce. Il suo cézannismo verbale, attento alla rigorosa collocazione del vocabolo-oggetto, si prova in straordinarie inflessioni ottiche, in assidui esercizi oculari, in spasmodici dilatamenti del campo visivo." (Dalla presentazione di Angelo Maria Ripellino)
23,00 21,85

Memorie di Luigi XIV

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

"Le "Memorie di Luigi XIV per l'istruzione del Delfino" non sono autografe, ma sono state redatte tra il 1666 e il 1671 da due segretari, Périgny e Pellisson, in composizioni successive, costantemente riviste dal re. Si può dire che Luigi XIV abbia concepito il progetto di scrivere le sue Memorie fin dall'inizio del suo governo, dopo la morte del cardinal Mazzarino. [...] Ogni contributo alla conoscenza del pensiero e della personalità di un grande sovrano, come quello che regnò nell'epoca che Voltaire chiamava «il secolo più illuminato della storia», è prezioso; e questo corpo d'istruzioni politiche, non destinato al pubblico, ma all'educazione di un fanciullo che all'inizio dell'opera aveva cinque anni [...], si configura al primo sguardo, al di là dell'intenzione esterna, come un rendiconto delle proprie azioni a se stesso e una chiarificazione delle proprie idee. È l'autore stesso ad affermare che l'esposizione ordinata dei propri pensieri lo aiuta a perfezionarli. Si può dire che il giovane sovrano, soffermandosi nel corso di cinque anni, dal 1666 al 1671, su princìpi politici che non erano astratti, ma che egli aveva immediatamente sperimentato nei casi concreti, abbia piuttosto completato la propria educazione. In questa luce, la cronaca delle sue prime esperienze di governo personale, così piene di successi, assume un particolare interesse." (Dallo scritto di Gigliola Pasquinelli)
22,00 20,90

Epistolario

Baruch Spinoza

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

"Il carteggio spinoziano incomincia nell'estate del 1661, dopo che il filosofo, scomunicato dalla sinagoga, rinnegato dai parenti e abbandonato dagli amici, si era ritirato a Rijnsburg presso Leida, per attendere in solitudine al concepimento di quella che egli chiamava la sua Filosofia, e prosegue fino a pochi mesi dalla fine. La condanna che la sinagoga di Amsterdam aveva pronunciato contro di lui «con tutte le maledizioni scritte nel libro della Legge», nell'intento di «separarlo per la sua malvagità da tutte le tribù d'Israele», era, in realtà, un effetto dell'intolleranza verso il libero pensiero, nella quale la democrazia calvinista di quella «liberissima repubblica» gareggiava con l'Inquisizione romana. Per non provocare l'«ira dei teologi», si astiene dal pubblicare le sue opere: dei Principia philosophiae cartesianae, delle Cogitata metaphysica e anche dell'Ethica, Spinoza comunicava le parti, via via che le componeva, ai pochi amici che gli erano rimasti fedeli, vietando loro perentoriamente di divulgarle. [...] Il colloquio epistolare tra il maestro e i discepoli, con lo scopo di appianare, attraverso una concisa e schematica corrispondenza di obiezioni e risposte, le frequenti difficoltà presentate dalla filosofia paradossale dell'«unica sostanza», costituisce il carattere dominante dell'epistolario spinoziano e denota l'aspetto prevalentemente dottrinario del suo interesse. Carattere e interesse che già gli editori delle Opera posthuma avevano messo in rilievo, aggiungendo al titolo delle lettere di Spinoza e di quelle a lui rivolte l'avvertenza: «assai importanti per la spiegazione delle altre sue opere»." (Dallo scritto di Antonio Droetto)
24,00 22,80

L'età di Costantino il Grande

Jacob Burckhardt

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

«Molti hanno tentato di penetrare l'anima religiosa di Costantino e di tracciare un quadro di tutti i presumibili momenti di trapasso e di evoluzione delle sue convinzioni religiose. Ed è stata una fatica inutile. In un uomo di genio come l'imperatore, cui l'ambizione e la sete di potere non concedevano un attimo di tregua, non è possibile parlare di paganesimo e cristianesimo, di religiosità cosciente o di irreligiosità. Un uomo simile è sostanzialmente non religioso, anche se cerca di immaginarsi al centro di una comunità ecclesiastica. Il sacro è solo una reminiscenza o una frenesia superstiziosa; le pause di raccoglimento, che sorreggono la devozione dell'uomo pio, sono divorate in lui da ben altre fiamme; progetti di portata mondiale, sogni grandiosi lo trascinano senza turbamento sui fiumi di sangue degli eserciti decimati; pensa sì di poter fermarsi in pace, una volta ottenuta questa o quella cosa che ancora gli manca per possedere tutto, ma per il momento tutta la sua energia fisica e spirituale è impegnata a raggiungere lo scopo finale: il potere, e se per un attimo il suo pensiero si ferma su quella che è la sua vera professione di fede, questa non è altro che fatalismo».
39,00 37,05

L'impossibile

Georges Bataille

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

«Come i racconti fittizi dei romanzi, i testi che seguono - almeno i primi due - si offrono con l'intenzione di rappresentare la verità. Questo non significa che io sia portato a conceder loro un valore convincente. Non ho voluto barare. D'altra parte non esiste romanzo che, in linea di massima, possa barare. E io non potevo presumere di riuscirci meglio di un altro. Credo persino che in un certo senso i miei racconti attingano chiaramente l'impossibile. Queste evocazioni hanno in verità una grevità penosa. Una grevità che si lega forse al fatto che l'orrore ha talvolta avuto nella mia vita una presenza reale. Può anche darsi che soltanto l'orrore, sia pur colto nella finzione, mi abbia permesso di sfuggire al sentimento di vuoto della menzogna... Il realismo mi sembra un errore. Soltanto la violenza si sottrae al sentimento di povertà delle esperienze realistiche. Soltanto la morte e il desiderio hanno la forza che opprime, che spezza il respiro. Soltanto l'eccesso del desiderio e della morte permette di attingere la verità. [...] Si apre dinanzi alla specie umana una duplice prospettiva: da un lato la prospettiva del piacere violento, dell'orrore e della morte - esattamente quella della poesia - e, in senso opposto, quella della scienza o del mondo reale dell'utilità. Soltanto l'utile, il reale, hanno un carattere di serietà. Non possiamo mai arrogarci il diritto di preferirgli la seduzione: la verità ha dei diritti su di noi. Ha su di noi persino tutti i diritti. E tuttavia noi possiamo, e persino dobbiamo rispondere a qualcosa che, non essendo Dio, è più forte di tutti i diritti: quell'impossibile al quale possiamo accedere solo obliando la verità di tutti quei diritti, solo accettando la scomparsa».
20,00 19,00

Conversazioni

Maurice Merleau-Ponty

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

In queste intense conversazioni radiofoniche del 1948, l'allora quarantenne Maurice Merleau-Ponty traccia, per un grande pubblico, le linee direttrici di gran parte del suo lavoro successivo: il mondo della percezione, l'arte, la politica, l'animalità, l'uomo, la follia. Con un linguaggio limpido e immediato viene qui tratteggiata l'esigenza indemandabile di un pensiero che ritorni alle cose stesse, a quel mondo accessibile ai sensi che in ogni istante incontriamo. Inizia così a delinearsi un modo di far filosofia che influenzerà profondamente il pensiero contemporaneo. Merleau-Ponty, con lucidità e forza, e al di là di ogni pensiero nostalgico, ci pone di fronte alla necessità di restituire al nostro tempo una verità adeguata e, per questo, ancora e per sempre da scoprire. Poiché, come egli scrive, «la verità è che il nostro problema consiste nel fare nel nostro tempo, e attraverso la nostra esperienza, quel che i classici hanno fatto nel loro».
13,00 12,35

Kappa

Ryunosuke Akutagawa

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

«Prima di procedere nel racconto, penso di dover dire qualcosa sugli animali chiamati kappa. Taluni ancora dubitano della loro esistenza, che invece è reale, com'è vero che io stesso ho vissuto tra loro. Hanno capelli corti, e le dita delle mani e dei piedi congiunte da una membrana [...]. In media, sono alti poco più di un metro. Secondo il dottor Chack il loro peso oscilla tra i nove e i dieci chili, ma alcuni eccezionalmente grossi raggiungono i venticinque chili. La parte superiore del loro cranio è concava, rotonda come una scodella, e pare che diventi sempre più dura col passar degli anni. [...] Ma ciò che più colpisce nei kappa è la facoltà, ignota agli uomini, di cambiar colore a seconda del luogo in cui si trovano. [...] I kappa devono avere un considerevole deposito di grasso sotto la pelle. Infatti non usano nessun indumento nonostante la temperatura piuttosto bassa - circa 10 gradi - del loro paese sotterraneo. Invece usano occhiali e portano con sé portasigarette, libri in edizioni tascabili e cose del genere, ma non per questo hanno bisogno di vestiti e di tasche, giacché, come i canguri, sono naturalmente forniti di una graziosa borsa sul ventre. La cosa che mi sembrò più curiosa è che essi non si coprono neppure con un perizoma». Pubblicato nel 1926, un anno prima della morte dell'autore, Kappa è il capolavoro di Ry?nosuke Akutagawa, qui riproposto nella versione di Mario Teti.
13,00 12,35

Il complotto dell'arte

Jean Baudrillard

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

pagine: 96

Il complotto dell'arte, pubblicato da Jean Baudrillard nel 1996, suscitando reazioni violente e un aspro dibattito, è uno spietato atto di accusa contro l'arte contemporanea, e un testo attualissimo nel dibattito, aspro oggi come allora, tra i suoi fautori e i suoi detrattori. «L'essenza dell'arte contemporanea» scrive Baudrillard «sta in questo: rivendicare la nullità, l'insignificanza, il nonsenso, mirare alla nullità essendo già nulla. L'arte contemporanea specula sul senso di colpa di quanti non capiscono niente di ciò che essa produce, e non hanno capito che non c'era assolutamente niente da capire. L'arte contemporanea non significa niente eppure esiste. Vi è una spartizione in via amichevole, conviviale, della nullità. È questo il complotto dell'arte contemporanea, perpetrato da tutti i vernissage, allestimenti, mostre, collezioni, con l'unico fine di alimentare la più vergognosa speculazione commerciale».
13,00 12,35

Le vicinanze di Van Gogh. Testo francese a fronte

René Char

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

«...Sottosuolo non è affatto rifugio, ma corpo aperto, accerchiato d'alba lasciva...». Il bagliore degli astri e del cielo, il buio più segreto della terra e la sua notte, costituiscono i due termini di un unico percorso nel quale René Char ci introduce con questo suo libro. Nel presentimento della morte, nella veglia senza paradiso della vecchiaia, il viaggio estremo, tra memoria del passato e lucido sguardo su un presente sempre più spento e demente, si compie attraverso ineliminabili presenze in cui forte continua a pulsare «materia indubitabile» la vita. Luoghi familiari e nomi familiari di animali, spazi siderali e spazio domestico, tutti racchiudono con la stessa intensità un'unica passione: il «rosso degli uomini», fuoco e luce che conobbero anche Georges de La Tour e Vincent Van Gogh. Con uno scritto di Georges Poulet
12,00 11,40

Il romitaggio della dimora illusoria

Matsuo Bashô

Libro: Copertina morbida

editore: SE

anno edizione: 2020

pagine: 93

«Gli haikai sono fastidiosi, come erbe sul sentiero della vita» confidò Bash? a Inen. Sembra inoltre che talvolta si lasciasse sfuggire con i discepoli parole dileggianti gli haikai. Parole del tutto logiche in un uomo che aveva abbandonato il mondo e che considerava la vita un sogno incessante. Ma non v'è dubbio che nessuno si appassionò con altrettanto fervore a simili «erbe sul sentiero». Perciò potrebbe essere lecito domandarsi se tale affermazione non sia che un vezzo. Toh? racconta: «Il vecchio affermò che v'è sempre qualcosa da imparare. "Quando compongo non v'è spazio, neppure per un capello, tra me e il tavolino, e i pensieri fluiscono rapidi, non ho più dubbi. Ma quando mi allontano dal tavolino, non sono altro che cartacce" ammonì poi con severità. Proseguì dicendo che talvolta comporre era come tagliare un grosso albero. Bisognava essere capaci di colpire al limite dell'elsa con un fendente, come quando si spacca in due un melone. Come quando si affondano i denti in una pera». Con tale impeto si espresse Bash?, quasi stesse insegnando l'arte della spada. Non sono certamente, le sue, parole di un uomo che ha abbandonato il mondo e che considera gli haikai un gioco. (Dallo scritto di Ry?nosuke Akutagawa)
13,00 12,35

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